Cenni storici

Dalla Vite al Vino

La vite da cui ricaviamo il vino è la Vitis Vinifera, della quale sono state rinvenute tracce fossili più di un milione di anni fa. Le prime coltivazioni della vite si sono rinvenute in prossimità del monte Ararat, tra la Georgia e la Turchia, zona nella quale si ritiene possa aver approdato l'Arca di Noè. Certamente le prime uve non venivano neppure pigiate fermentavano intere, ma già coi Sumeri (3000a.c.)la produzione di vino viene perfezionata e ulteriormente migliorata dagli Egizi (2400a.c.).

I Greci perfezionarono la tecnica enologica soprattutto in rapporto alla stabilità del vino, che nelle grandi civiltà prima citate aveva una durata assai limitata. Essi introdussero anche l'uso dei chiarificanti e dei conservanti (Albumina d'uovo, acqua di mare, resine, spezie) indispensabili al commercio via mare, nonché l' impiego di anidride solforosa prodotta bruciando zolfo nelle cisterne di fermentazione. L'insediamento di colonie Greche in Italia (1000 a.c.) fece sviluppare una tecnologia simile che si protrasse fino all'avvento della civiltà Latina. Lo sviluppo della vitivinicoltura in tale periodo e nei successivi ebbe un successo tale da far attribuire all'Italia il nome Greco di Enotria (terra del vino) . Gli antichi Greci avevano in gran rispetto il vino, tanto da venerare il Dio del vino, Dionisio, che successivamente venne adottato anche dai Romani con il suo nome dio: BACCO.

 

Cenni storici Emiliani

piantata fotoGli Etruschi e i Romani coltivavano la vite sostenuta da tutori vivi portando i tralci a grandi altezze mentre i Greci con piante basse ad alberello. Queste sistemazioni erano sicuramente da collegare al clima; nella pianura del Centro-nord dove l'umidità si concentrava vicino al suolo, far maturare i grappoli a oltre due metri di altezza evitava malattie fungine ben conosciute dagli Agronomi dell'epoca. LA PIANTATA, viti maritate agli Olmi o Aceri Campestri ai bordi dei seminativi che per secoli caratterizzò il paesaggio della campagna Emiliana, trae origine anche da queste antiche pratiche. Dopo i crolli altomedioevali e l'abbandono dalle campagne ricompare dal XIII secolo a.c. e a mano a mano si diffonde soprattutto nelle zone mezzadria*. La sua costituzione è opera del padrone del podere; al mezzadro competono le cure colturali degli alberi e della vite. Oltre all'uva la Piantata produceva legna da ardere, fogliame per alimentare le bestie e il legname da costruzione ; le fascine di potatura hanno costituito per secoli il combustibile privilegiato per riscaldare le case e per cucinare cosi' come le ceppaie degli alberi abbattuti, i cui tronchi venivano segati per l'edilizia. Ancora nel 1930 alcuni segantini si spostavano di tenuta in tenuta con la propria sega a nastro trainate da un cavallo per far assi con i tronchi degli alberi provenienti dal rinnovo delle piantate.
Irene su carroVerso gli anni 60" un aumento della commercializzazione e l'espansione dei mercati ha portato la vitivinicoltura verso un grande cambiamento, diventando coltura specializzata ed intensiva, a volte anche unica fonte di reddito dell'Azienda Agricola, che mirava quindi ad avere un'alta produttività, per far fronte alle grandi richieste del mercato internazionale.
Ai giorni nostri grazie ad una maggiore preparazione e professionalità dell'agricoltore, a nuove tecnologie e tecniche di coltivazione mirate, si tende alla ricerca di una qualità sempre maggiore per soddisfare le esigenze di un consumatore più' attento e selettivo.

*Mezzadria: è una forma di contratto tra padrone e famiglie di lavoratori col patto di dividere a metà i prodotti ottenuti

Antonella e Marco

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